Grottammare invisibile

Grottammare, la Perla dell’Adriatico, la città in cui l’arte e la storia incontrano la natura rendendo il paesaggio unico ed inimitabile. Oltre alle meraviglie palesi che ci circondano ne esistono tante altre nascoste che rendono questa cittadina fonte di continue scoperte e sorprese. Il 18 dicembre 2016 il nostro Istituto con i volontari di “Voler Bene a Grottammare” ha partecipato alla “Passeggiata narrativa per la città” : abbiamo aperto le porte agli aspetti più nascosti del borgo: strade che credevamo di conoscere già, che invece ci hanno affascinato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il nostro viaggio inizia con la scoperta della piccola chiesa di San Nicola, situata dove oggi c’è il parcheggio della stazione ferroviaria, su uno scoglio che attualmente non c’è più, largo appena 10 metri, lungo 15 e per 8 metri fuori dall’acqua, e vicino uno scoglio stretto a punta, il Sasso Piccuto.  La chiesa fu edificata tra il 1290 e il 1292. Soltanto due secoli dopo venne regolarmente officiata e fu affidata al frate Pantaleone da Sulmona. Negli anni seguenti venne eretto l’altare con il titolo e l’invocazione dei santi Nicola e Pietro. Successivamente venne fatta una raccolta per completare la restaurazione della chiesa, anche se questo restauro non fu mai effettuato. Nel 1863 lo scoglio e la chiesa di San Nicola furono demoliti per far spazio ai binari dell’attuale ferrovia.

Proseguendo il viaggio lungo la costa, arriviamo nel punto dove passa il 43° parallelo e dove sfocia in mare l’acqua di una delle piccole ma numerose sorgenti che scorrono nel sottosuolo: una particolare geologia del  terreno causa dei molti eventi franosi susseguitesi nella storia della città.  Percorrendo a ritroso il corso dell’acqua giungiamo alle sorgenti poco più in alto, raccolta in cisterne costruite quando le locomotive andavano a vapore e necessitavano di una grande quantità di acqua. Quest’acqua pur essendo ricca di calcio, sarebbe potabile se convogliata in acquedotti idonei.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riprendiamo il cammino e arriviamo all’aranceto Bacher, vescovo agronomo che alla fine del 1700 costruì questo sistema di terrazze e di impianti di irrigazione per coltivare gli agrumi.

Proseguendo, tra i luoghi principali di Grottammare troviamo la chiesa di San Martino, fondata dai monaci benedettini dell’abbazia di Farfa tra l’VIII e il IX secolo, senza dubbio una delle più importanti ed interessanti per i suoi aspetti storici, archeologici e culturali. L’aspetto particolare di questa chiesa è che venne edificata probabilmente sui resti di un antico tempio pagano del quale conserva ancora le antiche testimonianze. Secondo alcune teorie l’abbazia fu costruita sui resti del tempio della dea Cupra, costruito dalle popolazioni picene e restaurato dall’imperatore Adriano nel 127 d.C. Ma il problema relativo alla collocazione di questo tempio non è ancora risolto, in quanto molti preferiscono collocarlo nell’ attuale territorio di Cupra Marittima.

 

 

 

 

 

 

Molto interessante è l’affresco della Madonna del latte. Il soggetto rivela la continuità del culto in quest’area: infatti la devozione alla Madonna Nutrice era particolarmente sentita nelle campagne e si lega al culto pagano della dea della fecondità che in passato veniva celebrato nei pressi di una sorgente d’acqua, per il valore di vita intrinseco a questo elemento. Nei pressi della chiesa di San Martino è presente la Fonte del latte, dove le donne si recavano (secondo alcune credenze) affinché potessero condurre un parto sereno e perché ci fosse un’abbondanza di nutrimento per i nascituri.

Non lontano, alla fine della nostra passeggiata, troviamo la cisterna di epoca romana, il cosiddetto Bagno della regina, ritrovata e restituita alla comunità l’estate scorsa. Il Bagno della regina è una vasca caratterizzata da circa 3 metri di profondità ed uno spessore di mezzo metro, veniva utilizzata dai Cuprensi per rendere omaggio alla loro dea con la celebrazione di feste e svaghi.

Varie fonti affermano che ci sia un parallelismo tra la dea Cupra e la Madonna del latte. Infatti, è ipotizzabile che la chiesa abbia semplicemente fatto proprie delle immagini già esistenti in altri culti, mutandone il contenuto, rendendolo nuovo e personale.

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