Storia di San Benedetto del Tronto

 

San benedetto del Tronto, oggi quinta città delle marche per popolazione, fino a qualche secolo fa era un piccolo castello dello stato di Fermo, tanto piccolo e povero che nel secolo XVI venne esonerato dalle imposte.

Il nome antico era San Benedetto in Albula, dal torrente presso cui sorgeva la vecchia pieve ed il castello. La sua origine è connessa al fiume Tronto, nei pressi della foce di tale fiume, sorgevano la città Truentum e, in epoca romana, Castrum Truentinium (oggi territorio di Martinsicuro)

San Benedetto vanta il più importante porto peschereccio dell’Adriatico: ha il merito di aver costruito, primo in Italia, un motoscafo a motore; è un importante centro turistico navale, ortofrutticolo ed ittico.

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Secondo la leggenda, al tempo delle persecuzioni di Diocleziano e Decio, nella vicina Cupra Marittima, c’era un soldato romano e cristiano, di nome Benedetto. Essendo di religione cattolica, venne portato dal comandante romano, il quale cercò di convincerlo ad abbandonare la fede cristiana. Ma Benedetto rifiutò e così il comandante, furioso, gli fece tagliare la testa, gettando il corpo nell’ Adriatico. La leggenda prosegue e afferma che nel mare avvenne un fatto straordinario: la testa si ricongiunse al corpo che, galleggiando, si diresse verso sud, mentre un gruppo di delfini accompagnò il corpo del martire, che si arenò alla riva, dove oggi sorge San Benedetto del Tronto. La mattina seguente, un contadino, mentre scendeva verso il mare con i suoi buoi e il carro, vide il corpo del martire e la frotta di delfini. Il contadino così, chiamò la gente che caricò la salma per trasportarla in cima al colle, dove venne seppellito. Intorno alla tomba sorsero le prime capanne ed i casolari, che con il passare del tempo diedero vita ad un villaggio, poi paesello ed infine borgo. Prima di questo agglomerato nelle vicinanze della tomba del santo sorgevano già Truentum e Castrum Truentinum (città fondata dall’antico popolo dei Liburni).

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San Benedetto
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13 ottobre: Festa del Patrono. (dal libro “S. Benedetto Martire : memoria, testimonianze, culto”)

 

 

Nel luogo in cui erano venerate le sue spoglie, era la pieve di San Benedetto in Albula, più volte danneggiata e restaurata, (oggi Abbazia di San Benedetto Martire) e proprio  lungo il torrente Albula si trovava la zona del primo nucleo dell’insediamento umano.

Qualcuno sostiene che S. Benedetto avrebbe avuto origine da un monastero di monaci benedettini, attorno al quale sarebbe poi sorto il villaggio. Ma negli elenchi dei monasteri posseduti non se ne trova la minima traccia. Forse era stato confuso con il monastero di San Benedetto al Tronto che non aveva nulla a che vedere con la nostra pieve di S. Benedetto in Albula. La confusione tra le due denominazioni (S. Benedetto ad Truentum e S. Benedetto in Albula) cessò nel 1862, quando il nuovo governo del Regno d’Italia, decretò la nuova denominazione di San Benedetto DEL Tronto, per distinguerlo dalle molte altre località.

Sappiamo che fra Cupra e Truentum non vi fu, per secoli, un centro abitato intermedio, almeno fino al 300 d.C., anni in cui visse San Benedetto martire. Infatti in questi anni Truentum venne gradualmente abbandonato vista la crisi tardo imperiale e la conseguente difficoltà a proteggere l’abitato. La popolazione si rifugiò sulle alture vicine dando origine a nuovi centri abitati, tra cui S. Benedetto in Albula, Monte Cretaccio e Sculcula. Monte Cretaccio era un castello, di cui oggi rimangono solo alcuni ruderi; Sculcula era un punto in altura a ridosso della Dogana Pontificia, dove sorge ancora oggi la Caserma Guelfa, il nome, infatti, vuol dire punto di osservazione e di guardia. Nel periodo alto-medievale questi due luoghi sono i protagonisti della storia di S. Benedetto.

Per secoli San Benedetto fu un piccolo villaggio abitato da gente dedita al lavoro nei campi, un piccolo centro agricolo, equidistante da due città: Truentum al sud e Cupra al nord. In tutto il nostro litorale non accaddero episodi storici di rilievo, fu soprattutto una zona di transito, danni e devastazioni dovute dalle orde degli invasori che scorrazzarono l’Italia da nord a sud.

Tra il 410 al 620 vi furono dodici o tredici passaggi di conquistatori e riconquistatori. Con la costituzione dell’impero barbarico comincia la lotta fra questo e l’impero bizantino che rivendicava i suoi diritti. Gran parte di questa lotta si svolse nella nostra regione. Nel 528 Belisario, duce dell’armata orientale, mandò duemila cavalieri a saccheggiare il Piceno, Narsete che gli portava rinforzi sbarcò sul nostro litorale e si ricongiunse con Belisario a Fermo. In quel tempo si ebbe una terribile carestia ed una pestilenza che declinò di oltre cinquantamila contadini questa nostra contrada. Per tutto il 600 si ebbe la guerra fra greci e longobardi, le devastazioni furono enormi, le città spopolate, le fortezze abbattute, le chiese incendiate, i monasteri diroccati, le campagne abbandonate; San Benedetto ebbe senza alcun dubbio i suoi guai, comunque minori di quelli che ebbero i centri maggiori le cui popolazioni dovettero cercare riparo nei monti.

Nell’ 839 apparvero i Saraceni che devastarono Ancona ed abbatterono completamente quel poco che i Longobardi avevano lasciato di Truento. In questa epoca, Ascoli e Fermo erano due staterelli feudali governati dai vescovi delle due diocesi. Il vescovo di Fermo, lungo il litorale estendeva il suo dominio dal Potenza al Tronto. Il vescovo principe di Ascoli voleva uno sbocco sul mare e lo voleva al termine della strada Salaria, cioè sul territorio dello stato fermano, che si estendeva dalla sponda sinistra del Tronto, verso nord. Così cominciò la secolare lotta tra queste due città, che si contenderanno il possesso di questa terra.

Nel 1145 varcò il Tronto e chiese asilo al vescovo Liberato, principe di Fermo, la nobile famiglia dei Gualtieri, profuga dal napoletano. Il vescovo Liberato concesse in feudo a Bernardo e Ottone la terra di San Benedetto, con l’obbligo di erigervi una rocca; di questa, oggi resta il torrione esagonale. San Benedetto così acquistò potenza e  protezione.

L’imperatore Federico II, nipote del famoso Barbarossa, nel 1240, sostò nel territorio di San Benedetto. In viaggio da Ascoli verso Fermo si fermò a Monte Cretaccio per rinfrescarsi le idee e riposarsi. Da qui emanò due atti amministrativi di grande valore storico: un privilegio a favore dei cittadini di Alessandria; e l’altro era la lettera ai ghibellini di Cremona. L’imperatore  accolse sotto la sua protezione la città: cinque anni dopo, da Verona conferì ad Ascoli il possesso del porto e della riva nella valle del Tronto fino ai confini con San Benedetto. Così alla fine Ascoli ottenne quello sbocco sul mare(Porto d’Ascoli) tanto desiderato che per ottenerlo aveva combattuto tanti anni, ai danni di Fermo. Quest’ultimo non perdette tempo e occupò il porto che gli interessava e diede subito inizio alla costruzione di una fortificazione a difesa del porto stesso, costituita da due alte torri, da sette torrioni collegati fra loro, con il nome di ‘Torri al Tronto’.

Ma la guerriglia fra Ascoli e Fermo durò ancora a lungo e tenne in armi tutte le principali città del Piceno. Fino a quando si rimisero al giudizio di San Giacomo della Marca che il 3 luglio 1463 assegnò il territorio conteso a Monteprandone.

Che esistesse un porto a San Benedetto e fosse florido per commerci, ce lo dimostra la pergamena del 1065 nell’archivio di stato di Fermo. Finora, S. Benedetto aveva avuto un ruolo di secondaria importanza nella sua storia. Protagonisti erano stati Monte Cretaccio e Sculcula. Ora sulla scena dell’economia e politica della storia, il porto di S. Benedetto, che non poteva essere considerato un semplice approdo, ma un porto vero e proprio. Questo aveva attracchi, dogane ed un reddito annuo di 200 lire volterrane, un reddito cospicuo. C’erano delle imposte riguardanti il sale, il ferro, la lana, il lino, l’olio e tutto ciò che viene esportato ed importato, o posto in vendita nel porto di S. Benedetto. Il vino dei forestieri non doveva essere ricevuto nel porto, forse per proteggere i vini locali.

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la civiltà marinara (dall’archivio del Museo del Mare)

 

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il porto nel 1970

San Benedetto ebbe a che fare nel XV secolo con i paesi limitrofi per la delimitazione dei suoi confini. Il punto più critico fu nel 1449 quando tra San Benedetto e Acquaviva nacque una forte discordia: si era vicini ad uno scontro armato che avrebbe portato delle spiacevoli conseguenze allo Stato di Fermo, poiché tutte e due ne dipendevano. Così Fermo, mandò l’ambasciatore, a cui fu affidata la decisione finale che andò a favore di San Benedetto.

Nel maggio 1479, i Saraceni e i Turchi avevano cominciato ad invadere il litorale. Le conseguenze si erano risentite a San Benedetto, poiché i due invasori scorrazzavano indisturbati come padroni dell’Adriatico, saccheggiando e depredando ovunque. Le incursioni non erano un fenomeno nuovo: cominciarono sin dai tempi dei romani. Infatti, ancora oggi vediamo lungo il litorale, le torri di avvistamento erette dai singoli comuni. I turchi catturavano uomini, ragazze, donne e soprattutto le giovani, per venderle nei mercati degli schiavi. Lo Stato Pontificio, sotto il papato di Paolo V, preoccupato da queste continue incursioni, affiderà la difesa del litorale al comandante Virgilio Elisi, il quale sbaraglierà una flotta turca.

Nel 1572, la comunità di San Benedetto prese in consegna da Fermo il glorioso torrione dei Gualtieri, col compito di provvedere alla sua manutenzione e metterci il bombardiere che, dall’alto, vigilava sul mare, avvertendo le popolazioni della riviera dell’arrivo di flotte nemiche. Inoltre ricevette anche la rocca costituita da mura castellane, sui quali spiccava il torrione.

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Agli inizi del 1600, le mura non costituivano più una difesa, visto che le lotte tra Ascoli e Fermo erano terminate e l’Impero Ottomano era stato sconfitto a Lepanto, la popolazione del luogo voleva uscire dalla cerchia delle mura e guardare alla spiaggia. Così nel 1615, venne  costruita una chiesetta chiamata Madonna della Spiaggia o Madonna della Marina, dove oggi si trova Piazza Cesare Battisti. Distrutta dall’inondazione del 1898, fu ricostruita dove oggi troviamo l’attuale Chiesa della Marina.

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Nonostante le minacce di demolizione da parte di Fermo, perché non costruite secondo un piano regolatore, le costruzioni erette verso la marina aumentarono; cominciarono a sorgere dei magazzini rudimentali, per riporvi gli attrezzi della pesca.

Solo nel 1703, si incominciò a parlare di un Nuovo Incasato per indicare le abitazioni sorte fuori dal vecchio castello e nella zona marina, resa abitabile dopo numerose bonifiche. Nel 1763 ci fu il primo intervento urbanistico e nel 1850 buona parte dei 5000 abitanti abitava fuori le mura; o si era pescatori, o si faceva un mestiere legato alla pesca, dunque la vicinanza al mare costituiva una grande comodità.

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Foto di Adolfo De Carolis (dall’archivio del Museo del Mare)

Nella seconda metà dell’800 il borgo visse molti cambiamenti, che lo portarono verso la città che conosciamo oggi: nel 1860 passò dallo Stato Pontificio allo Stato Italiano, tre anni dopo fu costruita la ferrovia e negli stessi anni i primi stabilimenti balneari; inoltre il Sindaco Secondo Moretti per primo intuì le potenzialità turistiche del paese di pescatori: fece così molte opere di edilizia cittadina regolandole con norme di “ornamento pubblico”.

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La crescita e lo sviluppo di San Benedetto del Tronto continuò per tutto il ‘900: nel 1907 si incominciò la costruzione del porto peschereccio, nel 1912 si costruì il primo peschereccio a motore, nel 1928 venne riconosciuta come prima località balneare delle Marche e Stazione di Cura. Nel 1931 su progetto dell’ingegner Luigi Onorati fu realizzato il lungomare come oggi lo conosciamo; San Benedetto era in piena espansione, un centro turistico pulsante che necessitava di spazio, così un decreto regio stabilì  l’annessione a San Benedetto di Porto d’Ascoli fino ad allora di Monteprandone.

la spiaggia nel 1934
nel 1934

La città fu colpita pesantemente durante la Seconda Guerra Mondiale: subì 127 bombardamenti aerei e 5 navali e fu liberata il 18 Giugno 1944.

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“Caffè Florian” dopo i bombardamenti del 1944 (Fondo Fotografico Traini)

 

Scritto da Melissa Bravi, Sophia Neroni  e Lucrezia Vinciguerra

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2 commenti su “Storia di San Benedetto del Tronto

  1. Eleonora il said:

    Storia suggestiva e città molto interessante dal punto di vista storico, culturale ed artistico.

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